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Da un’indagine della LAV emergono etichette ambigue sulle uova delle galline italiane |
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Lunedì 15 Marzo 2010 00:00 |
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Secondo la LAV sono presenti informazioni ambigue su molte confezioni di uova di galline allevate nelle gabbie di batteria, sistema d’allevamento che interessa ancora l’80% delle galline allevate in Italia (68% nell’UE).
L’indagine è stata svolta dalla LAV su 17 confezioni di uova da allevamento in gabbia, in vendita nei supermercati di Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari, con risultati poco soddisfacenti: per questo la LAV presenterà un nuovo ricorso all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dopo l’analogo atto che l’Associazione presentò nel 2008, cui fece seguito l’intimazione del Garante a gran parte delle aziende contestate, di correggere l’etichettatura rendendola conforme alla normativa e in modo da indicare correttamente il sistema di allevamento sulle confezioni di uova.
“Intimazione purtroppo disattesa da alcuni marchi, a quanto pare – ha dichiarato Roberto Bennati, vicepresidente della LAV - e così i consumatori di uova ogni giorno rischiano di essere ingannati da scritte fuorvianti, a volte poco leggibili perché riportate con carattere molto piccolo o seminascoste, o da immagini bucoliche non corrispondenti alla realtà dell’allevamento intensivo nelle gabbie di batteria. Questa mancanza di trasparenza può costituire un freno all’applicazione della Direttiva Europea n.74/1999 che introdurrà il divieto delle gabbie di batteria convenzionali a partire dal 2012 e quindi un freno alla riconversione verso sistemi d’allevamento non in gabbia.”
Per orientare al meglio i consumatori, nella giornata di ieri in 350 piazze italiane la LAV ha distribuito la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, utilissima a molte famiglie dal momento che il consumo medio procapite annuo nell’UE è di 220 uova. “Ricordiamo che, secondo un sondaggio Eurobarometro – ha concluso Bennati – il 62% dei consumatori europei sarebbe disposto a cambiare il proprio consueto luogo d’acquisto per poter comprare prodotti alimentari maggiormente rispettosi degli animali”.
Redazione Web Prezzinvista – Redattore DD
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